04/12/2018 L'opinione
Quota 92. Per impastare "nuovo pane"

di Sergio Gatti

Direttore Generale Federcasse

Quota 92. Le banche mutualistiche di comunità anche nel 2017 hanno in media confermato la propria capacità di attuare la fondamentale tra le proprie finalità normative e costitutive. Raccogliere il risparmio e investirlo nella crescita sostenibile dell’economia reale. L’indicatore medio di servizio effettivo all’economia del territorio (o indicatore di impatto della finanza geo-circolare) ha registrato quota 92%. Il che significa che ogni 100 euro di risparmio (depositi), 92 vengono investiti in economia reale e almeno 87,4 (ovvero il 95% previsto dalla norma) nel territorio che quel risparmio è riuscito a generare.
Sono alcuni dei dati del Bilancio di Coerenza 2018 del Credito Cooperativo, presentato in occasione dell’Assemblea annuale di Federcasse del 9 novembre.
I quattro connotati fondamentali confermati dal Testo Unico Bancario (legge 49/2016 e 108/2018) e dalla normativa di vigilanza (Circ. 285 del 22 maggio 2018) confermano l’assoluta originalità delle BCC: mutualità, territorialità, democraticità, assenza della finalità lucrativa individuale e conseguente indivisibilità delle riserve. Un’originalità che è fattore di stabilità e di competitività. Oltre che capace di determinare un triplo impatto per “trasformare” in meglio la realtà: economico, sociale e culturale.
Per misurare tutto ciò occorre una metrica ad hoc e modelli di valutazione multidimensionali, sfidanti rispetto alla valutazione tendenzialmente monodimensionale delle banche non mutualistiche. Passi avanti sono stati fatti. Non sono sufficienti. Anche perché le BCC possono fornire altre tipologie di prestazioni, servizi, soluzioni che costituiscono “vantaggi” (l’obiettivo della cooperativa mutualistica, a differenza del dividendo finalità dell’impresa capitalistica).
Vantaggi per i soci in primo luogo. Ma anche per i clienti e la comunità. Vantaggi che diventano
soluzioni utili in ogni stagione della vita: da bambini, con l’educazione al risparmio e all’economia cooperativa, gli assegni di studio, le infrastrutture ludiche e sportive; da giovani, con iniziative legate alla formazione culturale, fisica e al tempo libero, all’avvio di un’attività imprenditoriale o all’acquisto di una casa per mettere su famiglia; da adulti, per la prevenzione delle patologie più diffuse e insidiose, per il sostegno alle spese familiari in materia di welfare; da anziani, con le rendite della previdenza integrativa e i servizi complementari di assistenza sanitaria, domiciliare
o la long term care.
La mutualità è, allo stesso tempo, una parola nuova e antica, indispensabile per la costruzione del “bene comune” e per realizzare in termini durevoli e partecipati anche alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. In questo senso può apparire sorprendente - questa è un’altra evidenza che accompagna il Bilancio di Coerenza 2018 - verificare come vi sia una relazione diretta (in termini di obiettivi a tendere) tra l’azione di una banca di comunità e i grandi
temi da affrontare per uno sviluppo equo e sostenibile che le Nazioni Unite hanno individuato e posto come impegni sfidanti ai soggetti pubblici (Governi) e privati (anche le imprese e le banche). L’arresto e l’inversione della progressione costante delle disuguaglianze che non solo costituiscono ostacoli alla crescita individuale, ma rappresentano il contesto ideale per tensioni sociali che già oggi mostrano di aver raggiunto in molti casi il livello di guardia.

Estendere o rafforzare l’applicazione della mutualità delle BCC dal soddisfacimento delle esigenze di credito a quelle previdenziali, sanitarie, assicurative, dell’energia verde, della formazione delle competenze e delle piattaforme tecnologiche cooperative è una grande occasione di servizio (oltre che di competitività e di capacità di generare patrimonio per irrobustire sempre più la singola banca di comunità). E un’avventura entusiasmante sotto il profilo culturale, imprenditoriale, manageriale, motivazionale, organizzativo.
Ma, soprattutto, oggi è il contributo che il Paese richiede in chiave di progresso sostenibile e
di collante sociale.


LIEVITO MADRE
“Quando non c’erano i frigoriferi - ha detto Papa Bergoglio - per conservare il lievito madre del pane si donava alla vicina un po’ della propria pasta lievitata, e quando dovevano fare di nuovo il pane ricevevano un pugno di pasta lievitata da quella donna o da un’altra che l’aveva ricevuta un’altra volta. È la reciprocità. La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione
dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola”.
Non poteva esserci, probabilmente, immagine più bella per rappresentare come la mutualità/reciprocità crei nuovo pane e non si limiti a condividere quello esistente.
Un conto è collaborare, un altro conto è cooperare, un altro conto ancora è fare mutualità. È bello
“condividere” ciò che c’è, ma più bello ancora è “generare” ciò che non c’è. Il meccanismo mutualistico funge da moltiplicatore e fa sì che in situazioni di criticità o di mancanza di beni (anche in questo caso economici e relazionali), si possano offrire a platee più ampie le medesime opportunità.


I SEMI DI GIUSEPPE TONIOLO
Questa tensione verso la fabbricazione di “nuovo pane” è stata l’obiettivo di vita per un professore di economia e sociologia trevigiano, Giuseppe Toniolo. Morto cento anni fa, proclamato beato da papa Benedetto XVI nel 2012 e, tra le altre cose, fondatore di Casse Rurali. Il suo pensiero è ancora attualissimo (vedi l’avvincente biografia romanzata, Toniolo senza baffi, di Salvatore Falzone, Ecra 2018). La sua capacità organizzativa, la sua visione, la consapevolezza
della complessità, la capacità di non separare (neanche l’attività imprenditoriale capace di stare sul mercato dalle finalità di trasformazione sociale) sono bussole di (ri)orientamento anche per il Credito Cooperativo che si organizza diversamente.
Molti i “semi” che Toniolo ha diffuso attraverso la sua dottrina e la sua azione: ha ispirato la fondazione dell’Università Cattolica, ha orientato l’impegno dei cristiani in politica, ha contribuito alla diffusione dell’economia civile, ha contribuito alla nascita e alla realizzazione con opere coerenti dell’insegnamento sociale cristiano, ha inventato le Settimane Sociali, ha rinnovato l’Azione Cattolica ed è stato tra i fondatori della Fuci, ha gettato le fondamenta della Cisl, ha
costituito imprese e banche cooperative.
Alla funzione del risparmio e del credito, visto come “moltiplicatore” di ricchezza reale perché finalizzato alla creazione di lavoro, ha dedicato scritti e sforzi realizzativi.
“…favorendo sia il piccolo risparmio che il piccolo prestito - sosteneva Toniolo - correggendo
in ciò il vizio massimo dell’età moderna per cui il credito volgesi di preferenza a fornire indefinitivamente il capitale a chi è già dovizioso, mentre di sua natura il capitale è destinato ad una funzione conguagliatrice delle differenze sociali, fornendo questo mezzo potente
a chi è inerme e solo munito di attitudini personali, donde la convenienza della moltiplicazione dei banchi popolari”.